L’impresa-rete nella società della conoscenza

Enzo Rullani

 

Circuito

La prima idea da mettere in comune è quella del circuito attraverso cui, in una società fortemente interconnessa, la conoscenza (ma in genere qualunque azione) genera valore. Il circuito aggiunge allo spazio dei luoghi (fisicamente delimitati) lo spazio dei flussi, ossia lo spazio di fenomeni in movimento e in corso di propagazione da un punto all’altro del circuito, con tre conseguenze:

  • 1) i flussi esistono se ci sono le reti che fanno loro da sostegno. Le reti sono dunque l’aspetto strutturale dei flussi (i flussi sono veloci, le reti lente; i flussi devono essere dinamici, le reti stabili e durature);
  • 2) i flussi sono iscritti in una dinamica temporale che caratterizza tutti i fenomeni economici (nel circuito) attraverso la velocità ( dipendenza dal tempo) e l’ evoluzione (nascono fatti nuovi e si determinano fatti irreversibili, ossia il tempo introduce una freccia à la Prigogine nel circuito delle azioni-reazioni). Con questa funzione del tempo, nello spazio dei flussi si esce dall’orbita dello strutturalismo, in cui invece i fenomeni sono dati o staticamente o stabilmente, iscrivendosi in un luogo e in un tempo prefissato. Gran parte dell’economia industriale e dei suoi derivati (compreso Porter) nasce e rimane nell’ottica strutturalistica;
  • 3) i flussi sono il risultato non di una cosa che sta ferma, ma di un ordine che continuamente nasce dal disordine. In quanto tali hanno carattere moltiplicativo e dissipativo insieme. Infatti se non vengono continuamente riprodotti e rialimentati perdono efficacia e consistenza. D’altra parte, il motore che li riproduce nel tempo li può anche amplificare nello spazio, generando dinamiche moltiplicative. I flussi più importanti in questo senso sono i flussi cognitivi, ossia conoscenze che emergono dall’apprendimento e che possono propagarsi, moltiplicandosi. Ma che, al tempo stesso, perdono valore se non sono continuamente validate da processi dissipativi di verifica e convincimento (che consumano molte risorse).

     

    Il circuito connette impresa, rete, società e conoscenza

     

    Ciascuna di queste parole ha un valore di demarcazione rispetto ad altri approcci più tradizionali e parziali. Insieme identificano un terreno metodologicamente nuovo.

     

    Impresa = assunzione del rischio di esplorazione della complessità.

    Versus organizzazione come struttura fisica e management come ruolo neutrale, tecnico, di comando che accentra rischio, potere, intelligenza

    Questo rischio veniva messo sotto il tappeto dalle capacità di previsione e controllo dell’ordine fordista, quando il rischio era ridotto dal potere di programmazione-controllo, dalla stabilità delle posizioni e dagli interventi contro le devianze. In queste condizioni funzionava un processo di frazionamento del rischio tra le banche e tra gli azionisti di minoranza, che consentiva virtualmente di annullarlo o renderlo irrilevante, trasformando gli azionisti di minoranza e di depositanti bancari in finanziatori protetti, privi di rischio o quasi. I lavoratori erano esentati dal rischio (relativo al loro investimento professionale) dal contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In mancanza di rischio, il potere diventava un esercizio funzionale del coordinamento. Un compito necessario e neutrale, affidabile ad una tecnostruttura. Con la fine del fordismo il rischio è tornato a distribuirsi sulle persone e sui territori. Le imprese si propongono di intercettarlo e di svolgere questa funzione specializzata a vantaggio degli altri soggetti sociali. Ma ci riescono solo in parte. Oggi per far fronte alla complessità bisogna che a) ci siano istituzioni capaci di gestire rischi crescenti (sicurezza, genetica ecc.); b) ciascuno (le singole persone) sia depositario di una frazione di rischio, e di una corrispondente frazione di potere (autonomia) e intelligenza (investimento professionale) (si veda il sociologo Beck, La società del rischio ).

    L’impresa diventa dunque l’imprenditorialità, un atteggiamento antropologico e un meccanismo istituzionale insieme.

     

     

    Rete = relazione che consente a ciascuno di utilizzare le risorse di altri, rese accessibili dall’interazione comunicativa sostenuta da investimenti connettivi network specific

    Versus gerarchia (integrazione verticale, uso soltanto le risorse che sono direttamente sotto il mio controllo) e mercato (uso risorse accessibili a prescindere dall’interazione comunicativa o con una interazione comunicativa realizzabile senza investimenti particolari).

    La rete è importante non solo per quello che presuppone (i connettori comunicativi, logistici e di garanzia, i meta-organizzatori della governance, la divisione del lavoro tra sistemisti e specialisti e interpreti), ma anche perchè l’accesso alle risorse altrui abbatte le barriere posizionali, ossia permette di uscire dal regime di scarsità delle posizioni che invece caratterizzava il fordismo.

    Le posizioni sono molto meno esclusive se, in un mondo dinamico, le nuove idee possono essere portate avanti da persone che non occupano già una posizione dominante, ma anche da newcomers con poche preesistenze (che si appoggiano alle risorse altrui).

    La rete mette in discussione il valore economico della proprietà delle risorse, inteso come valore di esclusione (degli altri). Se gli altri non possono essere esclusi perchè, grazie alla rete, hanno accesso alle risorse che servono, le posizioni non sono più difendibili semplicemente mediante occupazione (o leggi di rendimento crescente) ma soltanto mettendosi nel circuito di essere un passo avanti agli altri (concorrenza in velocità, spazio dei flussi)

    La rete redistribuisce il rischio, il potere e l’intelligenza, ma non è necessariamente un fattore decentrante. Essa può portare ad addensamenti di queste funzioni, o a distribuirle in modo diffuso: questo è un fatto empirico che dipende dal bilanciamento tra processi a rendimenti crescenti (tipicamente economie di convergenza di uno standard, economie di agglomerazione sul territorio ecc.) e processi di divisione del lavoro che favoriscono l’imitazione (diffusione/socializzazione della conoscenza) aprendo gli accessi a newcomers che sanno fare una cosa solo (specialisti). Nelle reti il processo che porta a specializzare il sapere, distribuendolo tra molti operatori, coesistono in genere con processi che portano a concentrare funzioni di sistemista, connettore e meta-organizzatore, mentre interpreti e specialisti possono frazionarsi.

     

    Società = legame sociale che eccede il rapporto puramente economico (utilitaristico)

    Versus riduzione dei rapporti sociali al mercato e al contratto, e del comportamento umano al calcolo o al comando.

    La complessità, per essere gestita efficacemente, induce un forte bisogno di eccedenze, ossia di valori, di capacità, di idee e relazioni che non sono immediatamente utili, ma che possono diventarlo quando si tratta di esplorare un terreno nuovo o di affrontare un fenomeno sorprendente.

    Da un lato queste eccedenze giustificano il ruolo delle comunità (in cui il legame sociale viene costruito mediante dono e reciprocità), dall’altro danno importanza all’esperienza pratica che fonde istanze e capacità diverse (tra cui l’ autocostruzione del mondo in cui i diversi soggetti entrano in rapporto = sensemaking alla Weick esteso ai mondi della vita e non solo alle organizzazioni).

     

    Conoscenza = risorsa moltiplicabile e condivisibile

    Versus economia della scarsità (statica) e delle transazioni (scambio tra oggetti dati)

    La conoscenza vive attraverso la condivisione in un circuito che va creato, e in esso si trasforma secondo un processo circolare, finalizzato alla validazione e moltiplicazione, che ne rivela diversi aspetti (contrapporre conoscenze di tipo diverso è un artificio, perchè sono i semilavorati di un processo di trasformazione). Le innovazioni generano valore, in questo senso, perchè il sapere in esso contenuto viene ri-usato attraverso economie di replicazione, di regolazione (e variazione), di esplorazione.